Gabbris Ferrari

Per Gabbris Ferrari la pittura rappresenta una passione molto precoce e le esperienze più lontane risalgono ai primi anni cinquanta nello studio del pittore rodigino Angelo Prudenziato che gli insegna i rudimenti della pittura dal vero e l’uso delle tecniche grafiche. In quegli stessi anni stringe una fraterna amicizia con il pittore Gianpalo Berto con il quale condivide l’entusiasmo per le avanguardie del “900 e si applica nello studio delle opere di Picasso e in taluni casi le copia. Quegli anni saranno determinanti per la formazione di Gabbris e segneranno profondamente le sue future scelte anche in settori diversi dalla pittura. La sua formazione .prosegue con gli studi piuttosto irregolari al Liceo artistico di Venezia e successivamente all’Accademia di belle arti di Bologna nella quale frequenta la sezione di scenografia. In questi rispettivi ambienti ha modo di accostarsi, negli anni sessanta, ad alcuni artisti e intellettuali di grosso prestigio, Vedova, Santomaso, Celeghin, Bacci, Morandis, Mastroianni e altri, ma sono, in particolare, le lezioni di storia dell’Arte di Dellogu a Venezia e della Breseghello a Rovigo che gli aprono più vasti orizzonti. Nel decennio 60-70 Gabbris Ferrari dipinge opere impegnative e pur vivendo in provincia si aggiorna sui movimenti internazionali che caratterizzano il periodo. Gli sono fraterni compagni di strada in quegli anni i pittori Osvaldo Forno e Renzo Zampirollo. Entrambi rodigini. Espone nel 63 un nutrito numero di quadri in una mostra personale nella galleria Vinciguerra di Palermo e partecipa a numerose collettive, maturando l’impegno sociale che opere di carattere civile. Nella personale del “71 alla galleria 1+1 di Padova presenta una serie di quadri sul tema dei rifugi antiatomici. Successivamente nella sua personale alla Casa della cultura di Roma, espone una serie di opere dal titolo: “Per un possibile albero sulla luna” Per tutto il periodo che va dal 1971 al 79 si susseguono le mostre, individuali e collettive in diverse città, spesso con gli artisti di un sodalizio che si era formato spontaneamente fra Padova, Rovigo, Ferrara, e Mantova. Nel “74 espone in una personale a Monaco di Baviera una serie di opere dedicate alla tragedia cilena. Pubblica nell’antica stamperia di Busatto a Vicenza in quello stesso periodo una cartella di dieci litografie intitolata “Copernico”, dedicata al grande studioso polacco. Seguono in vario modo e scrivono del suo lavoro in quegli anni De Micheli, Di Genova, Passoni, Margonari e occasionalmente molti altri critici.

La fine degli anni settanta segna una svolta decisiva nel lavoro di Gabbris Ferrari che si accosta al teatro in maniera sempre più assidua. Dopo le prime esperienze individuali riprende con interesse crescente lo studio della scenografia e del costume teatrali e con il regista Cobelli nel “79 realizza per la Fenice di Venezia un opera di B. Galuppi “Il mondo alla roversa”, direzione musicale: M° Franco Piva che ottiene un grande successo. Negli anni seguenti, come scenografo e costumista, mette in scena allestimenti per molti Enti lirici e teatri di tradizione in Italia e all’estero. Nell’1980 è invitato ad occupare la cattedra di scenografia all’Accademia di Belle arti di Bari e, successivamente, ad Urbino dove si fermerà per ben 17 anni prima di trasferirsi, prima all’Accademia di Bologna e quindi a Venezia. Nell’Accademia di Urbino Gabbris Ferrari fu anche Direttore per qualche anno. Va ricordato, rispetto a quel periodo la breve ma intensa collaborazione con la compagnia “Teatrodanza di Roma” diretta da Elsa Piperno e nella stessa città, per diversi anni, con “Teatro e Società” diretto dal produttore teatrale Pietro Mezzasoma. I contatti con i più grandi attori e registi italiani ampliarono la conoscenza e lo studio del teatro dal vivo e sollecitarono in Gabbris l’interesse per la regia. Da allora sono molti, in Italia e fuori, gli spettacoli da lui firmati come regista. Nel 1985 è condirettore del Festival del teatro Barocco di Urbino e direttore artistico della “Macchina del vento” Un gruppo di giovani con i quali mette in scena alcuni spettacoli di teatro di figura: in Particolare Monteverdi e Gluk. .

Durante questo lungo periodo di attività, anche se in modo più appartato rispetto al teatro, la pittura non è trascurata come dimostrano la personale del “98 alla Galleria Ferro di cavallo di Roma e un anno più tardi l’ampia mostra di Pennabilli dove si evidenzia il tentativo di armonizzare pittura e teatro in una ricerca organica. E’ questo un criterio che affiora spesso nell’opera di Gabbris e a tale proposito si può far riferimento alla nota introduttiva a questa mostra rodigina di Ivana D’agostino. “Il “ratto dal serraglio” di Mozart, ad esempio, messo in scena per il Teatro lirico di Trento nel 2010. Ma prima ancora le marionette per il “Mondo della luna” di Galuppi-Goldoni messo in scena da Gabbris, con Ranchetti e alcuni suoi studenti a Venezia per la Biennale teatro del 2006. Lo stesso vale per un recente lavoro prodotto da Minimiteatri: “La Luna è un corpo diafano” del 2010 oppure l’allestimento delle “Nozze di figaro” di Mozart al Teatro Olimpico di Vicenza nel 2008. Spettacoli nei quali si evidenziano, con le ovvie differenze di linguaggio rispetto alla pittura, una comune poetica dello spazio e in certi casi della stessa forma.

Per Gabbris Ferrari la ripresa costante e metodica della pittura si può far coincidere con il 2004, incentrata sul tema del paesaggio e dal titolo “Lasciare Venezia”. Una ricerca che tuttora prosegue. Sue opere recenti sono state esposte in occasione delle celebrazioni Palladiane del 2007 nella mostra “Il filo di Arianna” Nella Galleria di Villa Badoer a Fratta.  

Galleria Immagini 

Gabbris dipinge
Gabbris e Giorgio Mazzon
Gabbris Ferrari
Gabbris Ferrari
Gabbris Ferrari
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